Sono fuori! Ho deciso che questo blog non è mio. Il senso è che, leggendo qualche post, non riconosco me stessa. Ora non so se mi sia evoluta o mi sia data alla regressione totale. Sta’ a vedere che sono diventata una adolescente brufolosa senza rendermene conto o una saggia centenaria che se ne fa per i monti a pensare alla vita. In entrambi i casi sarebbe una tragedia.
Dette queste quattro stronzate per rompere il ghiaccio –sì, perché quando non scrivi più sul tuo blog per tanto tempo, ti sembra di non averlo fatto mai!- voglio capire una cosa.
Non so tu, ma io ho una domanda che mi sfregola la lingua da qualche giorno: perché Simona Ventura, a “X Factor” diventa brutta e triste? Non so se hai notato, ma quando è a “Quelli che…” è sempre sorridente e carina, poi passa a X Factor e perde le sopracciglia, le scompaiono le labbra e le si appiccica un’espressione della serie “sono più depressa del peggior depresso”, con uno sguardo da cane abbandonato. Io ho assoluto bisogno di sapere qual è il passaggio che la trasforma così.
Se avessi potuto non t’avrei fatta andare via. Avrei voluto trascorrere con te tante albe ancora a mirare la strada deserta che a volte ci riscaldava, altre ci assiderava. Avrei voluto uscire e rientrare a casa con te almeno altre diecimila volte, sai? Insieme a te avevo le ali ai piedi e al cuore, perché mi bastò uno sguardo, dieci anni fa, per non sentirmi più piena di tristezza. Mi salvasti dal male di vivere. Io, purtroppo, non sono riuscita a salvare te. Ti salvo nel mio cuore, ti tengo stretta alla mia mente come un raggio di sole e nessuno ti porterà più via da me.
Se un giorno dovessero regalarti la Play Station 3 e, nel pacco regalo dovessero metterti anche il gioco Dead space, dovrai avere una sola certezza: impazzirai, il tuo cervello si fonderà letteralmente, scoprirai cos’è la game-dipendenza, non ci sarà più udito o parola o sensazione che non verrà catapultata dentro Dead space. Soprattutto incomincerai a svegliarti nel cuore della notte, perché avrai un solo desiderio: finire, anzi terminare, il gioco.
Urlerai di spavento, farai salti pazzeschi dalla sedia, arriverai a farti tre docce al giorno per il tanto sudore che gronderà dalle tue ascelle, salterai addirittura il ciclo mestruale, se sei femmina feconda, a causa del cortisone che il tuo corpo spurgherà dalle varie ghiandole.
E, alla fine, quando tutto sarà finito, quando avrai sparato l’ultimo colpo, quando vedrai la scritta the end, quando lo schermo si annerirà e non vedrai più alcuna figura, ti sveglierai da quel sonno strano che ti ha imbambolato, convinto di averci passato su dieci minuti, mentre, in realtà, ti sarai perso due giorni e mezzo.
Topgirl è un giornale che si rivolge alle adolescenti. Ne ho trovato uno in camera di mia figlia, me lo sono letto e, a parte le solite cose carine, ho scoperto che:
A) c’è la pubblicità del Pleasure Vibes. E’ un anellino rosa vibrante a tre velocità che renderà le vostre coccole very funny. Per farla breve è un vibratore.
B) Se un ragazzo ti dice “andiamo a fare un quickie” ti sta chiedendo una sveltina. E sai, per caso, cos’è il bareback ?
C) Le ragazze di 14 anni ancora non capiscono il senso del preservativo e chiedono alla ginecologa perché usarlo se il moroso “viene” fuori.
D) Gli assorbenti interni sono assolutamente cool e pur di riuscire a metterseli, ‘ste ragazzine sono disposte a far su dei casini mostruosi.
Ne ho parlato con mia figlia in maniera simpatica, senza appesantire la cosa. Mangiando una buonissima piadina le ho detto di aver letto il suo giornale e che ne avevo tratto una conclusione importante: “quando un ragazzo ti regalerà un Vibes al posto di un braccialetto d’argento, ti chiederà un quickie al posto di un bacio, quando il cool sarà più importante di come ci si sente predisposte, quando penserai che il preservativo sia inutile, allora sarai un’adolescente senza testa, una sfigata, ma io lo sarei insieme a te. In definitiva saremmo due perdenti”.
Per alcuni veterinari la vita degli animali per i quali hanno studiato in nome della salvezza delle malattie vale proprio poco. Per questi il verbo sopprimere ha mille volte più significato del verbo tentarle tutte prima di arrendersi, perché per questi stronzi gli animali sono solo animali. Persone così non dovrebbero esercitare.
Per farla breve ben due veterinari volevano sopprimere Zara, perché gravemente malata: quasi non camminava più, era diventata incontinente e aveva una paralisi dello sfintere. Ernia del disco, mi hanno detto. Troppo vecchia per operare. MI hanno messo in mano degli antinfiammatori per il dolore per mandarla avanti fino alla mia decisione del quando farle la puntura finale. Entrambi gliela avrebbero fatta subito, ma col Natale alle porte, sai com’è… “Si faccia il Natale serena, poi decide” mi hanno detto, come se io avessi potuto trascorrere un sereno Natale con Zara condannata da questi due.
Zara mi guardava con due occhioni… Palesemente mi diceva, in silenzio, che non voleva morire. Beh, non lo volevo neanche io, quindi ho tentato con un terzo parere, lontano da questo grumo di tamocchi. Me la sono caricata in macchina a mezzo peso morto e via, verso la salvezza.
La diagnosi è stata confermata, ma mi hanno dato una cura. Le possibilità di ripresa sono alte. A tre giorni dalla cura, la mia Zara cammina, mangia di nuovo come una maiala e non perde più urina.
Che dire quindi? Viva sempre la terza occasione, mai fermarsi alla seconda.
Si vergogna nuda in omeopatia.
Stamattina sono andata alla asl. Volevo cambiare medico. Mi sono avvicinata al nostromo sanitario e gli ho detto che ne volevo un altro. “Quale?” mi ha chiesto.
Un veterinario. Voglio un veterinario. Il dottor P.
Il commesso di scartoffie mi ha guardata male, come per dire “Uè stronza, non ho tempo da perdere!”. Nemmeno io, pirla! Voglio un veterinario che mi visiti, voglio un veterinario che mi accolga nella sua fortezza di disinfettante, che mi faccia “pucci pucci mao mao”, che mi carezzi sulla testolina o sotto il mento. Il mio dottore non fa nulla di tutto questo e nemmeno gli altri, lo so. Lo so per certo, sono andata da loro, me li sono fatti(?!) uno dietro l’altro per vedere come m’avrebbero ospitata nel loro bunker della sofferenza. Freddi come un peto congelato, ruvidi come una scorza di kiwi.
Voglio un veterinario, caro nostromo! Tiramelo fuori da quelle pagine di carta igienica legalizzata o ti faccio fuori con un cazzotto sul gozzo.
Voglio il dottor P. sul mio libretto sanitario.
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